Un errore non diventa verità perchè se ne moltiplica la diffusione, nè la verità diventa errore perchè nessuno la vede.
M.Gandhi

giovedì 14 luglio 2016

Aree Falck: un'opportunità se la politica esercita la sua funzione

Aree Ex Falck, che per troppi anni sono rimaste vuote. Questo vuoto ha significato degrado, ha voluto dire mancato sviluppo, ha voluto dire la non creazione di funzioni essenziali per la nostra città. Noi abbiamo bisogno di rimettere in moto lo sviluppo di questa città, e dobbiamo farlo intorno ad un progetto unitario e ad una visione complessiva di città con una logica urbanistica d’insieme. La sfida è grande e l’architetto Piano con il suo progetto era, è e sarà una garanzia. Se realizzare la città pubblica dovesse costare più di quanto preventivato e di quanto gli oneri indicano, non si può fare a metà o si può fare un marciapiede più stretto o con materiale più economico. Su questo l’intransigenza amministrativa e politica deve essere totale. Si chiama rischio d’impresa.

Dobbiamo parlare di sviluppo e di marketing territoriale, e per farlo abbiamo bisogno di progettare funzioni partendo da cosa il tessuto sociale tutto richiede. Imprenditori, artigiani commercianti in primis, perchè creando lavoro, si crea coesione, si creano opportunità, rinsaldiamo una comunità che a nostro parere si sta oggi sgretolando. Il PII Falck e la Città della salute e della ricerca devono creare un collante, devono ridare fiducia, devono essere un progetto del dentro o fuori per la nostra città. Non abbiamo alternative in questo momento storico e congiunturale, ma questo potrà avvenire solamente con politiche coraggiose e innovative, di coinvolgimento, senza aver paura.

Politiche nuove quindi, non come quelle governative, che dietro parole come “riforme” e “nuovo”, nascondono politiche vecchie e dannose.

Vi è un’assenza totale a livello governativo di politiche industriali e abitative, che se deliberate e poi attuate, trovano nelle aree Falck una giusta, doverosa e appropriata collocazione.

A Sesto stiamo cercando di fare quello che dovrebbe essere la normalità, nel recuperare prima e rilanciare poi le grandi aree dismesse. Investimenti pubblici e di qualità per fare da volano e attrarre nuovi investitori e creare lavoro.

A nostro parere, il governo dovrebbe esercitare un ruolo cardine e non da comprimario in questa situazione, esigendo il coinvolgimento dell’Unione Europea per l’avanzamento e il sostegno a questo progetto.

Quindi, una politica che governi l’economia, un’economia sostenibile e a misura d’uomo. Questo deve fare una politica seria a attenta. Una politica nuova che inverta i fattori. Prima le persone, poi le finanze. Altrimenti abbiamo fallito.

Dobbiamo dare regole certe alle proprietà di quelle aree, partendo dal presupposto che l’interesse pubblico è sempre prioritario e che la città nuova deve essere fondamentale per creare o migliorare quelle funzioni assenti nella città ad oggi costruita. Il PII chiede molto alla parte privata, e tutto deve essere dato alla parte pubblica, ossia a noi cittadini tutti. La politica deve essere capace di portare a termine una rigenerazione urbana attenta, sostenibile e condivisa.

Rispetto al tema delle bonifiche: l’assenza di politiche di tutela e garanzia del risarcimento ambientale verso i territori, da parte di chi inquina scaricando su altri gli oneri delle bonifiche, mi lascia stupefatto. Che paese bizzarro il nostro.

L’aumento del traffico veicolare e conseguentemente del carico antropico, è ad oggi uno dei maggiori punti critici di questo progetto, che andrà seguito con certosina attenzione. Siamo dell’idea che in futuro nella nostra città dovremo ospitare una o più centraline per la misurazione dell’aria.

Per quanto riguarda la realizzazione della superficie commerciale, dovremmo far si che i nuovi insediamenti siano complementari e non sostitutivi dell’esistente, per evitare la desertificazione o quasi del commercio di vicinato esistente, facendo un’attenta e seria analisi, coinvolgendo tutti i portatori d’interesse.

Che la Città della salute e della ricerca sia il primo passo da percorrere con slancio verso un percorso ben più lungo.

martedì 5 luglio 2016

Siamo nati per unire


Come rappresentanti del gruppo consiliare di Sinistra Ecologia Libertà riconosciamo pienamente la partecipazione del nostro partito al percorso di creazione della nuova forza politica, Sinistra Italiana, che terminerà con il congresso di dicembre.
Riteniamo positivo l’impegno preso dal nostro partito di non rinnovare il tesseramento per il 2016. Grazie a questo atto di generosità abbiamo posto le condizioni per la nascita di una forza politica di sinistra, ampia, aperta e plurale.
Bisogna ripartire da una sinistra che sia di tutte e di tutti, capace di dare pari dignità a tutte le sue forme ed espressioni, determinata a fare dell’unità un valore aggiunto, capace di trarre insegnamento dalle pratiche dei movimenti nella costruzione di nuove forme della politica e riconoscere tutte le soggettività in uno spazio politico aperto e plurale.
Quello di una sinistra che sia di tutte e di tutti. Una sinistra a difesa dei beni comuni e non della loro svendita.
Senza di questo non c’è una prospettiva politica di cambiamento.
Cambiamento che si fa nelle istituzioni e con le mobilitazioni e le pratiche che creano socialità, democrazia, inclusione e partecipazione, perseguimento dei diritti e dei beni comuni.
Pratiche che hanno a che vedere con la lotta per il lavoro e i diritti di tutte e di tutti, con la soggettività dei movimenti delle donne, con le lotte per l’accoglienza, con le campagne per l’acqua e la scuola pubblica, l’ambiente e un modello di sviluppo sostenibile, con la difesa della democrazia e della Costituzione, con il movimento pacifista. In definitiva: con tutto quel mondo di militanza senza appartenenza che costituisce il campo largo della sinistra di questo paese.
La sinistra o è sociale, o non è sinistra.
In vista dell’imminente scioglimento di SEL e in accordo con i nostri circoli territoriali abbiamo deciso di modificare la denominazione del gruppo consiliare da “Sinistra Ecologia Libertà” (SEL) a “Sinistra Ecologia Libertà – Sinistra Italiana” (SEL-SI).

Moreno Nossa – Consigliere comunale

lunedì 30 maggio 2016

Se il buongiorno comincia dal mattino, non ci sembra essere un buon inizio.

Dai primi giorni del mese di maggio, è iniziata la preparazione al trasloco degli uffici amministrativi del CDD, degli assistenti sociali, delle psicologhe, e del servizio badanti.
Questi uffici si sono spostati per essere ricollocati in altra sede del comune, si presume in via Benedetto Croce, presso la sede del Settore dei servizi socio educativi.
Dal 23 maggio, gli addetti al trasloco hanno cominciato a trasferire arredi, documenti, materiale elettronico, computer, telefoni, archivi, nella nuova sede si presume.
Tutto questo sta comportando un notevole disagio del personale educativo, degli utenti e delle loro famiglie, che hanno perso i loro pluridecennali punti di riferimento cui normalmente si rivolgevano per qualsivoglia necessità.
Ci risulta che nessuno di loro sia stato anticipatamente informato né verbalmente né per scritto ( non sono stati fatti incontri, riunioni, lettere) di tutto questo.
Per quanto concerne il personale rimasto ( educatori e ASA), il disagio è forte: non hanno più immediati riferimenti di tipo amministrativo né tantomeno tecnico e logistico.

Chiediamo di trovare una soluzione immediata e consona ai disagi provocati a famiglie, utenti e quel che resta del personale nella struttura operativa di Via Boccaccio.

Qui il testo completo dell'interrogazione

sabato 2 aprile 2016

Dove vai se il piano industriale non ce l'hai?

Tutto il consiglio comunale e tutte le forze politiche presenti in citta’ o quasi, si sono strette come un’unica entita’ da subito, intorno ai lavoratori e alle lavoratrici dell’Alstom e alle loro famiglie.

Il nostro scopo e quello di tutta l’amministrazione sestese, e’ quello di mantenere e rilanciare il sito sestese, anche perche’ qui a SSG, c’e’ una vera e propria eccellenza ed e’ inaccettabile un piano industriale che non preveda il mantenimento dello stabilimento di viale Edison.

I grandi gruppi si muovono senza alcun vincolo, concentrando o delocalizzando funzioni, servizi e produzioni a loro piacere, ed a fronte di tutto questo licenziano, chiudono attivita’, programmano esuberi e distruggono patrimoni industriali e professionali.

La relativa facilita’ con cui queste multinazionali decidono di abbandonare il nostro paese, mostra l’assenza di vincoli che troppo spesso si traduce in furto di tecnologie, di brevetti di commesse, trasformando distretti industriali in deserto. Occorre un intervento governativo immediato.

Il business e’ business, e queste aziende svincolate da ogni riconoscimento alla collettivita’, procedono come degli schiacciasassi per ottenere il maggior risultato nel tempo piu’ breve, non considerando in nessun modo i lavoratori e le loro comunita’.

In Francia e Germania, a fronte di aiuti forniti alla creazione o al mantentimento di posti di lavoro, vengono dettate precise direttive e vengono vincolati gli aiuti dati al fine di rimanere sui territori, facendo da volano verso nuovi insediamenti produttivi. Se questo non dovesse accadere, si sospendono e si recuperano gli aiuti dati in precedenza. Da noi tutto questo non esiste. Sommando questo all’assenza totale di politiche industriali, il risultato e’ scontato ed e’ sotto gli occhi di tutti.

Nel nostro paese tante multinazionali prendono i soldi e scappano e quel che e’ peggio, ultimamente vengono applauditi da questo governo.

Per quanto riguarda Alstom, si potrebbe pensare ad incentivare il trasporto regionali su rotaia, ma questo fa parte di strategie e politiche industriali che non vedo assolutamente all’orizzonte.

Il paradosso e’ che vengono dati incentivi alle aziende che spacciano per assunzioni la regolarizzazione dei contratti di lavoro, spostando la tipologia contrattuale da determinato a indeterminato, sapendo che senza le tutele dell’art.18, il lavoro indeterminato non esiste piu’. Incentivi dati senza entrare nel merito, togliendoli da altri capitoli d’investimento verso reali e durature politiche industriali. Politiche industriali mancanti, cosi’ come non i nostri governi non incentivano politiche d’innovazione tecnologica. Basti pensare che il PIL e’ aumentato dell’0,6 per cento nonostante un netto calo del petrolio, un rapporto euro dollaro mai stato cosi’ favorevole, un aumento dell’indebitamento di circa 30 miliardi di euro e uno sforamento dei parametri europei. Occorrono politiche industriali vere, occorre che il plusvslore venga reimmesso nel circuito produttivo e non destinato a speculazioni finanziarie. Occorrono posti di lavoro certi e di qualita’, non twitter e slides.

Permettemi un piccolo positivo stupore.

Noi di SEL siamo favorevolmente sorpresi nel vedere che le stesse forze politiche che hanno aumentato l’eta’ pensionabile, il dimezzamento o quasi di tutti gli ammortizzatori sociali, l’approvazione del jobs act, i demansionamenti indebolendo costantemente i lavoratori a fronte di situazioni come quelle dell’Alstom di Sesto San Giovanni, avere queste forze politiche a fianco dei lavoratori sin dall’inizio, e’ solo un immenso piacere. Certo, onesta’ intellettuale consiglia a queste forze politiche maggiore coerenza. Non si puo’ difendere i lavoratori sul territorio e abbandonarli in Parlamento.

Battersi per un salario orario minimo europeo, per far si che la qualita’, la conoscenza l’affidabilita’ diventino priorita’ nella riuscita di un prodotto e non un companatico relegato in un angolo rispetto al costo del lavoro. Anche se le priorita’ per chi investe sono le infrasttrutture, la burocrazia e la corruzione. L’articolo 18 non e’ nelle prime cento posizioni. I lavoratori stanno diventando come dei panda in questo paese, una razza in via d’estinzione e non protetta dall’attuale governo.

Bisogna ripartire dal concetto costituzionale del lavoro come strumento della dignita’ e liberta’ della persona.

In bocca al lupo a tutti e stiamo uniti.
Noi di SEL ci siamo.

mercoledì 2 marzo 2016

Il mio intervento sulle ragioni del NO all'esternalizzazione del Centro Diurno Disabili

Politica come politica dei diritti. I diritti sono tali quando sono universali e esigibili. Mettere in contrapposizione i diritti non puo’ funzionare. Si parla di coesione sociale e poi succede questo. Si continua a cantare una canzone, dove il ritornello e’ non ci sono soldi, dimenticandosi che tutti i tagli fatti agli enti locali arrivano da un governo amico di alcune forze politiche, ma sicuramente nemico dell’uguaglianza sociale e dei diritti di ognuno di noi. I diritti sono deboli anche quando si dichiara di rispettarli, ma in realta’ si vogliono accompagnare a un malinconico passo d’addio.

Ai nipotini bevendo una tisana intorno al caminetto, racconteremo di quanto e quando Sesto era una citta’ dove l’attenzione al sociale era uno dei punti fondamentali della nostra citta’ e non un semplice costo economico da inserire in un bilancio. Bilancio di numeri e non di persone. Peccato, la nostra Sesto e’ un’altra cosa.
Qui il testo del mio intervento completo.

venerdì 8 gennaio 2016

La Costituzione è la legge fondamentale di uno Stato

Nel mondo moderno, le costituzioni sono il risultato di due principi fondamentali: servono a fissare limiti al potere di chi comanda e a garantire uguali diritti a tutti i cittadini.
Nell’ultimo consiglio comunale del 2015 e’ stata approvata una mozione, da me presentata a inizio 2014 e votata da tutto il Consiglio comunale, riguardante la donazione del libro della Costituzione Italiana a tutti i ragazzi e le ragazze che inizieranno a frequentare, a partire dal prossimo anno scolastico, la prima classe delle scuole medie di Sesto San Giovanni.

La Costituzione e’ un libro scritto diversi anni fa da un gruppo di persone che hanno amato molto l’Italia e che hanno lavorato affinche’ tutti gli italiani potessero vivere in pace, fossero rispettosi gli uni degli altri senza che alcuno venisse discriminato per razza, religione, sesso, opinioni politiche e che per ciascuno vi fossero le stesse opportunita’.
E’ fondamentale l’importanza della conoscenza della Costituzione, per mantenere vivo e attivo l’interesse verso una piena consapevolezza dei diritti e dei doveri di ciascun cittadino, di oggi e di domani, premessa necessaria per poterli esercitare.

venerdì 18 dicembre 2015

Meglio tardi che mai

Voglio esprimere un forte ringraziamento al PD, che dopo anni di ritardo e tanti tentennamenti, è salito sul bici taxi del bilancio partecipativo, dove in precedenza erano già saliti l'autista e altri passeggeri molto attenti a guardare e ad ascoltare ciò che si vede e si sente città.

Nel ringraziarli voglio avvisarli, però, che sul bici taxi i posti sono esauriti, ma le persone generose e pazienti già a bordo da 20 mesi, un posticino per i ritardatari, magari anche nel baule, lo trovano sicuramente.